I volontari del Festival

aprile 17, 2018 by redazione

Grazie a tutti! Siete forze positive dell’Universo!

Una preziosa risorsa di Just for Joy è la rete di persone che ci affiancano in maniera volontaria. Sono tanti, tantissimi e il loro numero cresce di anno in anno! I volontari ci aiutano sia prima della realizzazione del Festival che durante lo svolgimento dello stesso, diventando parte fondamentale della nostra Macchina della Gioia. Ci piace, però, creare con loro uno scambio: consci di quanto tempo ed energie ci regalano, offriamo loro laboratori di formazione sul clown, sulla giocoleria e le bolle di sapone. E spazi all’interno del programma per mettere subito a frutto le esperienze acquisite. Oppure, diamo loro la possibilità di partecipare con noi ad altre folli avventure, come fare un enorme tunnel di bolle di sapone, per la partenza dei 40.000 ciclisti del Bike Pride.

Ma, meglio delle nostre parole, ecco quelle di Riccardo Torchio e Mirco Negri, due dei nostri fondamentalissimi volontari!

Cominciamo con Mirco:

“Ho saputo del Festival tramite la newsletter del progetto di volontariato civico “GxT – Giovani per Torino” al quale ero iscritto. Per conto di Just for Joy European Association, ci comunicarono che tutti coloro che ne avevano piacere, potevano frequentare un corso di 3 giorni, durante i quali ricevere un’infarinatura di arte di strada, giocoleria, clownerie e bolle di sapone giganti.

Era il 2013. In quell’anno e nel precedente, vivevo un brutto periodo: poco lavoro, una relazione finita. Tante volte mi ero sentito dare del “pagliaccio”. Così, un po’ per svago e per curiosità, un po’ per risalire la china e un po’ anche per stizza, ho deciso di compilare quel form. Se ero così tanto un pagliaccio, allora sarei diventato un clown!

Nel 2018, ripensando a questi 5 anni trascorsi, è stata la scelta migliore che potessi fare!

Durante gli anni trascorsi CON il festival e non PER il festival! Perchè, quando capisci veramente l’atmosfera che ti circonda, ti accorgi che non sei lì solo per fare il volontario, ma per vivere con il festival, con i volontari del festival, con i big boss storici che l’hanno fatto nascere Bruno, Simona, Chiara, Clown Dado (Dario), Paola. Sei dentro a qualcosa che diventerà come la tua seconda famiglia.

Ho trovato nuove amicizie che durano ancora oggi. Imparato l’arte di strada. Intrapreso un percorso che mi ha portato ad apprendere sul campo: grazie a Luca Zella (aka Luchino) e alle sue Giostre, ho imparato ad allestire la parte tecnica per uno spettacolo (luci, audio, palchi) e ho girato Torino e la Liguria con la sua squadra “Di Giostra in Giostra”. Tutto ciò in seguito mi ha portato, sempre insieme a Luca, a lavorare come tecnico audio/luci ad Apolide (ex ARFF Alpette Rock Free Festival). Grazie a Caterina ho conosciuto “Fratellanza Artistica”, per la quale ho lavorato alcuni anni come direttore di palco. Tutte queste esperienze sul campo mi hanno condotto al Torino Jazz Festival Fringe, al Collisioni Festival di Barolo. E, in più, sono artista di strada e animatore per feste di compleanno e in piazza…

…fino al culmine di tutto quanto…e sì, perchè una volta che hai provato tutto questo è impossibile fermarsi, tornare indietro!!! Infatti, nel 2015 ho finalmente dato la chiusa finale e sono davvero diventato un clown… un clown della Croce Rossa Italiana!

In definitiva è un’esperienza da provare assolutamente e crea dipendenza! La dipendenza verso allegria, gioia di vivere, spensieratezza, sorrisi dei bambini, magia e sogni che l’arte di strada ti può dare.”

Ed ecco Riccardo:

“Vivere il Festival come volontario vuol dire essere nell’occhio di un ciclone colorato in cui può capitare veramente di tutto!

A voi un aneddoto. Era giunto per il Festival l’artista Fausto Delle Chiaie da Roma, portando con sé la sua mostra a Torino. L’allestimento prevedeva una lunga fila di sedie con sopra le opere esposte che accompagnavano i passanti sotto i portici, guidandoli con un tappeto rosso. Le opere del Maestro Delle Chiaie sono contraddistinte da una peculiarità comune: si tratta di oggetti recuperati intorno alla salita del Pincio, a Roma. Un esempio, “Ho fatto una barca di soldi” appare come una barchetta di alluminio, cosparsa di monetine da un centesimo. L’allestimento era posto sotto i portici di Piazza Castello, davanti al Teatro Regio. Era sera, faceva freddo, il mio compito da volontario era quello di controllare la mostra, mentre alcuni artisti accompagnavano il Maestro a prendere qualcosa di caldo. Vigilavo pigramente, non c’era molta gente. Tutt’a un tratto, sopraggiunge un personaggio con lo sguardo penetrante e l’aria determinata. Attacchiamo bottone e si presenta come un critico d’arte straniero, ha riconosciuto nelle opere il tocco dell’artista Fausto Delle Chiaie, è sorpreso sia a Torino e decide di aspettare il suo ritorno, tenendomi compagnia. Da lontano notiamo sopraggiungere due ragazze giovani, che iniziano il percorso di analisi delle opere sotto i portici. Il critico se ne accorge:
“Ma tu le conosci le ragazze che stanno arrivando?”
“No.” Gli rispondo infreddolito.
“…E vorresti conoscerle?”.

Il mio sguardo fu incredulo. Sopraggiunsero le due ragazze che stavano analizzando le opere una ad una, il mio compagno di avventure si rivolse a loro, lanciò uno sguardo serissimo, con aria solenne ed autorevole. Le ragazze si fermarono, guardandolo incredule. I portici si fermarono, increduli pure loro. Il silenzio durò forse tre secondi, carichissimo di aspettativa. E iniziò:
“Ragazze, permettetemi di presentarvi l’artista dietro questa mostra: mio figlio.”
Mettendomi una mano sulla spalla.
Le ragazze esplosero:
“Ma che giovane! Congratulazioni! E che originalità!” Tra strette di mano, sorrisi e una faccia da poker, passammo diversi minuti a complimentarci e congratularci tutti a vicenda. Io, il mio padre adottivo, le due ragazze.
“E quindi studiate psicologia? Ma allora siete due artiste anche voi! Della mente!!!”

Il lieto fine: all’arrivo del Maestro (quello vero) l’inganno fu scoperto. Il critico incontrò Fausto Delle Chiaie e si trasformarono in due bambini felici e scalmanati. Si conclude così la serata tipo di un volontario al Festival.”